venerdì 23 gennaio 2009

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE dell'On. Riccardo Ventre (PPE-DE)


Oggetto: Popolazioni del Myanmar

Quasi un mese dopo il passaggio del ciclone Nargis che ha fatto 130 000 morti ed ha lasciato 2.4 milioni di senzatetto, la situazione in Birmania è ancora molto difficile. Il tardivo arrivo di aiuti e soccorritori stranieri, bloccati per lungo tempo dal Generale della giunta militare birmana, Than Shwe, non sembra aver apportato alcun miglioramento.
Numeri alla mano, gli aiuti umanitari internazionali hanno raggiunto ad oggi appena un quarto della popolazione colpita dal cataclisma: le Nazioni Unite stimano che oltre il 60 % dei bisognosi non hanno ancora ricevuto il minimo soccorso.
Nella zona del delta, una delle più colpite dal ciclone, si stima che più di 5 000 km quadrati siano sott'acqua. «Sono più di un milione le persone al momento senzatetto e bisognose di immediata assistenza», aveva detto Richard Horsey, portavoce dell'ufficio Onu per il Coordinamento degli Affari Umanitari, nel corso di un incontro a Bangkok sull'emergenza umanitaria; oggi la situazione continua ad essere drammatica e, nonostante le prime operazioni di soccorso, non si riscontrano ancora risultati tangibili che possano far sperare in un miglioramento.
La mancanza di acqua potabile è diventata la maggiore minaccia sanitaria post-ciclone. Il delta del fiume Irrawaddy è un’immensa palude nel quale i sopravvissuti si ammassano nei pochi villaggi rimasti in piedi nella speranza di trovare aiuto. Oltre il 20 % dei bambini con meno di 5 anni, rimasti orfani dei genitori, vivono in condizioni igienico-sanitarie disperate. Nelle zone più colpite e inondate dall’acqua del mare, la gente ancora si disseta bevendo dai fiumi e dalle lagune: i casi di colera sono in continuo aumento.
Il Parlamento Europeo a Strasburgo ha condannato come «inaccettabile» la lenta risposta data dalle autorità birmane alla grave crisi umanitaria causata dal ciclone Nargis. Il Parlamento ha sottolineato anche la necessità che i diritti umani dei cittadini della Birmania non debbono e non possono essere calpestati. Le discussioni a Strasburgo hanno portato all'adozione, il 22 maggio scorso, di una risoluzione comune che rivolge un chiaro appello che gli aiuti umanitari possano giungere alle popolazioni colpite, sottolineando la necessità che accada anche senza il permesso della giunta militare birmana.
Allo stato dei fatti, la comunità internazionale continua ad incolpare la giunta militare per la mancata tempestività nei soccorsi e il rifiuto di ricevere aiuti; ciononostante, il viceministro degli esteri birmano, Aye Myint, ha dichiarato oggi, durante una conferenza internazionale sulla sicurezza a Singapore, che i soccorsi sono stati immediati e che «il processo di ricostruzione procederà in maniera rapida».
Riconoscendo il merito per gli importanti risultati ottenuti, potrebbe Consiglio illustrare quali azioni intende adottare per accelerare ed agevolare in concreto una situazione che allo stato attuale delle cose risulta ancora drammatica?

Risposta del Consiglio

Il Consiglio ha esortato in svariate occasioni le autorità della Birmania/Myanmar ad accelerare l'assistenza di emergenza alle persone colpite dal ciclone Nargis e a concedere accesso illimitato agli esperti umanitari e alle forniture di aiuti. Il Consiglio prende atto di un qualche miglioramento per quanto riguarda l'accesso e la fornitura di assistenza ma continua ad essere preoccupato per il fatto che non tutte le persone colpite hanno ancora ricevuto assistenza e per le notizie di continui e nuovi rinvii.
Nelle scorse settimane l'UE ha sollevato la questione in tutti i suoi contatti con i partner asiatici e resta fortemente impegnata a mantenerla viva nell'agenda internazionale.