Il giorno 6 febbraio p.v. inizierà il nuovo corso di formazione politica che si terrà a Cardito presso la sala consiliare del Comune alle ore 16,00.
Il Comune ospitante, Cardito, e dai comuni di Afragola, Caivano, Frattamaggiore e Grumo Nevano.
Sono previste sei giornate di lavoro:
6 febbraio
13 febbraio
20 febbraio
27 febbraio
6 marzo.
Il corso mira a concorrere alla formazione di una nuova classe politica ed è rivolto a studenti universitari, dirigenti di partito, amministratori ed, in genere, a tutti coloro che sono interessati in qualche modo alla politica.
I docenti saranno esponenti di Governo, deputati europei, docenti universitari e funzionari che lavorano nelle istituzioni pubbliche.
La partecipazione è gratuita.
Vi aspetto in tanti
venerdì 30 gennaio 2009
giovedì 29 gennaio 2009
società Setola
Nei primi giorni dell’ennesimo scandalo alla Provincia, ossia dei lavori affidati ad un’azienda il cui proprietario di fatto sarebbe un congiunto stretto di un affiliato alla camorra, Setola, alcuni organi di stampa hanno fatto riferimento all’inizio di tali rapporti all’anno 2004, ossia all’ultimo anno di mia presidenza di questa provincia (presidenza terminata nella prima settimana di aprile 2004).
Si trattava di errata informazione alla quale ha posto fine con chiarezza, che gli fa onore, il Direttore Generale della Provincia in una risposta scritta data al consigliere provinciale Magliocca nella quale ha precisato che i rapporti di cui trattasi erano iniziati nell’anno 2006 ed erano proseguiti negli anni successivi. In buona sostanza tutto si è svolto con l’attuale amministrazione e non è affatto iniziato con la precedente. Sulla circostanza ho taciuto, garantista come sono.
Resto sconcertato oggi nel leggere un comunicato ufficiale di un partito di sinistra, che condivide la responsabilità della gestione della Provincia, con cui questa volta, non con la disinformazione iniziale di alcuni quotidiani, ma certamente con mala fede, nel difendere l’attuale gestione fa risalire il momento iniziale del rapporto all’amministrazione precedente.
Trattasi di un comportamento indegno, immorale che va stigmatizzato nel modo più fermo possibile. Sia chiaro per tutti che da atti pubblici in possesso ormai di tutti, e fortunatamente non alterabili, i rapporti con questa società che, non so se corrisponde al vero o meno, avrebbe nei suoi esponenti strettissime parentele camorristiche, sono iniziati e si sono svolti a trattativa privata, dico a trattativa privata, negli anni 2006, 2007 e 2008 con l’amministrazione De Franciscis e dei suoi compari.
Chi mi conosce sa che non sono abituato a polemiche ma questa precisazione se la sono proprio chiamata perché la mala fede non può trovare giustificazioni.
Si trattava di errata informazione alla quale ha posto fine con chiarezza, che gli fa onore, il Direttore Generale della Provincia in una risposta scritta data al consigliere provinciale Magliocca nella quale ha precisato che i rapporti di cui trattasi erano iniziati nell’anno 2006 ed erano proseguiti negli anni successivi. In buona sostanza tutto si è svolto con l’attuale amministrazione e non è affatto iniziato con la precedente. Sulla circostanza ho taciuto, garantista come sono.
Resto sconcertato oggi nel leggere un comunicato ufficiale di un partito di sinistra, che condivide la responsabilità della gestione della Provincia, con cui questa volta, non con la disinformazione iniziale di alcuni quotidiani, ma certamente con mala fede, nel difendere l’attuale gestione fa risalire il momento iniziale del rapporto all’amministrazione precedente.
Trattasi di un comportamento indegno, immorale che va stigmatizzato nel modo più fermo possibile. Sia chiaro per tutti che da atti pubblici in possesso ormai di tutti, e fortunatamente non alterabili, i rapporti con questa società che, non so se corrisponde al vero o meno, avrebbe nei suoi esponenti strettissime parentele camorristiche, sono iniziati e si sono svolti a trattativa privata, dico a trattativa privata, negli anni 2006, 2007 e 2008 con l’amministrazione De Franciscis e dei suoi compari.
Chi mi conosce sa che non sono abituato a polemiche ma questa precisazione se la sono proprio chiamata perché la mala fede non può trovare giustificazioni.
venerdì 23 gennaio 2009
INTERROGAZIONE PARLAMENTARE dell'On. Riccardo Ventre (PPE-DE)
Oggetto: Popolazioni del Myanmar
Quasi un mese dopo il passaggio del ciclone Nargis che ha fatto 130 000 morti ed ha lasciato 2.4 milioni di senzatetto, la situazione in Birmania è ancora molto difficile. Il tardivo arrivo di aiuti e soccorritori stranieri, bloccati per lungo tempo dal Generale della giunta militare birmana, Than Shwe, non sembra aver apportato alcun miglioramento.
Numeri alla mano, gli aiuti umanitari internazionali hanno raggiunto ad oggi appena un quarto della popolazione colpita dal cataclisma: le Nazioni Unite stimano che oltre il 60 % dei bisognosi non hanno ancora ricevuto il minimo soccorso.
Nella zona del delta, una delle più colpite dal ciclone, si stima che più di 5 000 km quadrati siano sott'acqua. «Sono più di un milione le persone al momento senzatetto e bisognose di immediata assistenza», aveva detto Richard Horsey, portavoce dell'ufficio Onu per il Coordinamento degli Affari Umanitari, nel corso di un incontro a Bangkok sull'emergenza umanitaria; oggi la situazione continua ad essere drammatica e, nonostante le prime operazioni di soccorso, non si riscontrano ancora risultati tangibili che possano far sperare in un miglioramento.
La mancanza di acqua potabile è diventata la maggiore minaccia sanitaria post-ciclone. Il delta del fiume Irrawaddy è un’immensa palude nel quale i sopravvissuti si ammassano nei pochi villaggi rimasti in piedi nella speranza di trovare aiuto. Oltre il 20 % dei bambini con meno di 5 anni, rimasti orfani dei genitori, vivono in condizioni igienico-sanitarie disperate. Nelle zone più colpite e inondate dall’acqua del mare, la gente ancora si disseta bevendo dai fiumi e dalle lagune: i casi di colera sono in continuo aumento.
Il Parlamento Europeo a Strasburgo ha condannato come «inaccettabile» la lenta risposta data dalle autorità birmane alla grave crisi umanitaria causata dal ciclone Nargis. Il Parlamento ha sottolineato anche la necessità che i diritti umani dei cittadini della Birmania non debbono e non possono essere calpestati. Le discussioni a Strasburgo hanno portato all'adozione, il 22 maggio scorso, di una risoluzione comune che rivolge un chiaro appello che gli aiuti umanitari possano giungere alle popolazioni colpite, sottolineando la necessità che accada anche senza il permesso della giunta militare birmana.
Allo stato dei fatti, la comunità internazionale continua ad incolpare la giunta militare per la mancata tempestività nei soccorsi e il rifiuto di ricevere aiuti; ciononostante, il viceministro degli esteri birmano, Aye Myint, ha dichiarato oggi, durante una conferenza internazionale sulla sicurezza a Singapore, che i soccorsi sono stati immediati e che «il processo di ricostruzione procederà in maniera rapida».
Riconoscendo il merito per gli importanti risultati ottenuti, potrebbe Consiglio illustrare quali azioni intende adottare per accelerare ed agevolare in concreto una situazione che allo stato attuale delle cose risulta ancora drammatica?
Risposta del Consiglio
Il Consiglio ha esortato in svariate occasioni le autorità della Birmania/Myanmar ad accelerare l'assistenza di emergenza alle persone colpite dal ciclone Nargis e a concedere accesso illimitato agli esperti umanitari e alle forniture di aiuti. Il Consiglio prende atto di un qualche miglioramento per quanto riguarda l'accesso e la fornitura di assistenza ma continua ad essere preoccupato per il fatto che non tutte le persone colpite hanno ancora ricevuto assistenza e per le notizie di continui e nuovi rinvii.
Nelle scorse settimane l'UE ha sollevato la questione in tutti i suoi contatti con i partner asiatici e resta fortemente impegnata a mantenerla viva nell'agenda internazionale.
Oggetto: Popolazioni del Myanmar
Quasi un mese dopo il passaggio del ciclone Nargis che ha fatto 130 000 morti ed ha lasciato 2.4 milioni di senzatetto, la situazione in Birmania è ancora molto difficile. Il tardivo arrivo di aiuti e soccorritori stranieri, bloccati per lungo tempo dal Generale della giunta militare birmana, Than Shwe, non sembra aver apportato alcun miglioramento.
Numeri alla mano, gli aiuti umanitari internazionali hanno raggiunto ad oggi appena un quarto della popolazione colpita dal cataclisma: le Nazioni Unite stimano che oltre il 60 % dei bisognosi non hanno ancora ricevuto il minimo soccorso.
Nella zona del delta, una delle più colpite dal ciclone, si stima che più di 5 000 km quadrati siano sott'acqua. «Sono più di un milione le persone al momento senzatetto e bisognose di immediata assistenza», aveva detto Richard Horsey, portavoce dell'ufficio Onu per il Coordinamento degli Affari Umanitari, nel corso di un incontro a Bangkok sull'emergenza umanitaria; oggi la situazione continua ad essere drammatica e, nonostante le prime operazioni di soccorso, non si riscontrano ancora risultati tangibili che possano far sperare in un miglioramento.
La mancanza di acqua potabile è diventata la maggiore minaccia sanitaria post-ciclone. Il delta del fiume Irrawaddy è un’immensa palude nel quale i sopravvissuti si ammassano nei pochi villaggi rimasti in piedi nella speranza di trovare aiuto. Oltre il 20 % dei bambini con meno di 5 anni, rimasti orfani dei genitori, vivono in condizioni igienico-sanitarie disperate. Nelle zone più colpite e inondate dall’acqua del mare, la gente ancora si disseta bevendo dai fiumi e dalle lagune: i casi di colera sono in continuo aumento.
Il Parlamento Europeo a Strasburgo ha condannato come «inaccettabile» la lenta risposta data dalle autorità birmane alla grave crisi umanitaria causata dal ciclone Nargis. Il Parlamento ha sottolineato anche la necessità che i diritti umani dei cittadini della Birmania non debbono e non possono essere calpestati. Le discussioni a Strasburgo hanno portato all'adozione, il 22 maggio scorso, di una risoluzione comune che rivolge un chiaro appello che gli aiuti umanitari possano giungere alle popolazioni colpite, sottolineando la necessità che accada anche senza il permesso della giunta militare birmana.
Allo stato dei fatti, la comunità internazionale continua ad incolpare la giunta militare per la mancata tempestività nei soccorsi e il rifiuto di ricevere aiuti; ciononostante, il viceministro degli esteri birmano, Aye Myint, ha dichiarato oggi, durante una conferenza internazionale sulla sicurezza a Singapore, che i soccorsi sono stati immediati e che «il processo di ricostruzione procederà in maniera rapida».
Riconoscendo il merito per gli importanti risultati ottenuti, potrebbe Consiglio illustrare quali azioni intende adottare per accelerare ed agevolare in concreto una situazione che allo stato attuale delle cose risulta ancora drammatica?
Risposta del Consiglio
Il Consiglio ha esortato in svariate occasioni le autorità della Birmania/Myanmar ad accelerare l'assistenza di emergenza alle persone colpite dal ciclone Nargis e a concedere accesso illimitato agli esperti umanitari e alle forniture di aiuti. Il Consiglio prende atto di un qualche miglioramento per quanto riguarda l'accesso e la fornitura di assistenza ma continua ad essere preoccupato per il fatto che non tutte le persone colpite hanno ancora ricevuto assistenza e per le notizie di continui e nuovi rinvii.
Nelle scorse settimane l'UE ha sollevato la questione in tutti i suoi contatti con i partner asiatici e resta fortemente impegnata a mantenerla viva nell'agenda internazionale.
giovedì 22 gennaio 2009
Relazioni UE-Russia. Cosa ne pensi?
Relazioni esterne - 22-01-2009 - 17:57
Nessun ombra sulle relazioni Russia-Europa?
Le relazioni tra la Russia e l'Unione Europea possono definirsi piuttosto complesse. Legate dal 1994 da un Accordo di Partenariato e Cooperazione (APC), le due Potenze hanno oggi bisogno di rilanciare la dinamica di un accordo ormai troppo affaticato da incomprensioni e "differenze caratteriali".
Il conflitto in Georgia e la recente crisi del gas hanno rilanciato il dibattito sul futuro delle relazioni tra l'Unione europea e la Russia. I due Paesi riescono a capirsi realmente? L'Unione Europea sta adottando un'efficace politica nelle relazioni con un partner così strategico? L'Europa dovrebbe rivedere i suoi metodi di negoziazione con la Russia oppure..? Trovare una risposta a queste domande potrebbe permette di trovare il bandolo di quest'intricata matassa, e tu, cosa ne pensi? Se vuoi dire la tua su questo tema, inviaci i tuoi commenti nell'apposita rubrica della nuova sezione del sito dedicata alle elezioni europee 2009!! La crisi del gas - le reazioni degli eurodeputati Mercoledì 14 gennaio, l'emiciclo di Strasburgo è stato teatro dei dibattiti sulla crisi delle forniture di gas provenienti dalla Russia. Le conseguenze della controversia economica tra la Russia e l'Ucraina hanno avuto ripercussioni considerevoli in molti paesi europei: scuole chiuse, aziende bloccate e famiglie al freddo. Le reazioni dei deputati europei non hanno tardato a farsi sentire. "Dietro le richieste di Gazprom si nasconde la macchina politica del Cremlino. La Russia sta cercando di fare di tutto per estendere il suo controllo su tutti i Paesi dell'Europa centrale e orientale", ha affermato la deputata polacca Hanna Foltyn-Kubicka (UEN). Stessa reazione quella del deputato e compatriota Jacek Saryusz-Wolski (PPE/DE), il quale ha condannato fermamente le interruzioni di gas da parte della Russia: "Bisognerà rispondere ai cittadini sul nostro operato e la nostra capacità di reagire di fronte a situazioni critiche come questa". Il conflitto georgiano - le reazioni Scenario diverso ma stessi protagonisti. Il primo settembre scorso, le forze russe invasero la Georgia. Le reazioni dell'Aula furono vivaci e contrastanti. Molti deputati criticarono la reazione sproporzionata della Russia mentre altri invece condannarono il riconoscimento delle regioni indipendentiste della Georgia. Una sola certezza: la Russia ancora una volta protagonista di un "affare" internazionale delicato. "Nulla giustifica l'intervento russo". Qualificando d'imperialista il comportamento della Russia, il deputato socialista Hannes Swoboda mise l'accento sulla necessità, per l'UE, di rafforzare la sua politica di vicinato nell'interesse della stabilità della regione: "Anche la Russia ha tutto da guadagnarci da una cooperazione stabile e duratura." "Inaccettabile" è la definizione che l'eurodeputato Joseph Daul (PPE/DE) diede della reazione russa al conflitto georgiano. Aggiunse inoltre che i ventisette paesi europei avrebbero dovuto far leva sui propri strumenti economici e politici per convincere la Russia a rispettare gli impegni presi e a ritirare immediatamente le sue truppe. "Non facciamo l'errore di chiudere in un angolo l'orso russo", dichiarò all'epoca dei fatti il deputato inglese Graham Watson (ALDE), ricordandosi forse del famoso e vecchio "adagio, non svegliate l'orso russo".. ma a quanto pare l'orso sembra ben deciso ad uscire dal suo letargo..
Relazioni esterne - 22-01-2009 - 17:57
Nessun ombra sulle relazioni Russia-Europa?
Le relazioni tra la Russia e l'Unione Europea possono definirsi piuttosto complesse. Legate dal 1994 da un Accordo di Partenariato e Cooperazione (APC), le due Potenze hanno oggi bisogno di rilanciare la dinamica di un accordo ormai troppo affaticato da incomprensioni e "differenze caratteriali".
Il conflitto in Georgia e la recente crisi del gas hanno rilanciato il dibattito sul futuro delle relazioni tra l'Unione europea e la Russia. I due Paesi riescono a capirsi realmente? L'Unione Europea sta adottando un'efficace politica nelle relazioni con un partner così strategico? L'Europa dovrebbe rivedere i suoi metodi di negoziazione con la Russia oppure..? Trovare una risposta a queste domande potrebbe permette di trovare il bandolo di quest'intricata matassa, e tu, cosa ne pensi? Se vuoi dire la tua su questo tema, inviaci i tuoi commenti nell'apposita rubrica della nuova sezione del sito dedicata alle elezioni europee 2009!! La crisi del gas - le reazioni degli eurodeputati Mercoledì 14 gennaio, l'emiciclo di Strasburgo è stato teatro dei dibattiti sulla crisi delle forniture di gas provenienti dalla Russia. Le conseguenze della controversia economica tra la Russia e l'Ucraina hanno avuto ripercussioni considerevoli in molti paesi europei: scuole chiuse, aziende bloccate e famiglie al freddo. Le reazioni dei deputati europei non hanno tardato a farsi sentire. "Dietro le richieste di Gazprom si nasconde la macchina politica del Cremlino. La Russia sta cercando di fare di tutto per estendere il suo controllo su tutti i Paesi dell'Europa centrale e orientale", ha affermato la deputata polacca Hanna Foltyn-Kubicka (UEN). Stessa reazione quella del deputato e compatriota Jacek Saryusz-Wolski (PPE/DE), il quale ha condannato fermamente le interruzioni di gas da parte della Russia: "Bisognerà rispondere ai cittadini sul nostro operato e la nostra capacità di reagire di fronte a situazioni critiche come questa". Il conflitto georgiano - le reazioni Scenario diverso ma stessi protagonisti. Il primo settembre scorso, le forze russe invasero la Georgia. Le reazioni dell'Aula furono vivaci e contrastanti. Molti deputati criticarono la reazione sproporzionata della Russia mentre altri invece condannarono il riconoscimento delle regioni indipendentiste della Georgia. Una sola certezza: la Russia ancora una volta protagonista di un "affare" internazionale delicato. "Nulla giustifica l'intervento russo". Qualificando d'imperialista il comportamento della Russia, il deputato socialista Hannes Swoboda mise l'accento sulla necessità, per l'UE, di rafforzare la sua politica di vicinato nell'interesse della stabilità della regione: "Anche la Russia ha tutto da guadagnarci da una cooperazione stabile e duratura." "Inaccettabile" è la definizione che l'eurodeputato Joseph Daul (PPE/DE) diede della reazione russa al conflitto georgiano. Aggiunse inoltre che i ventisette paesi europei avrebbero dovuto far leva sui propri strumenti economici e politici per convincere la Russia a rispettare gli impegni presi e a ritirare immediatamente le sue truppe. "Non facciamo l'errore di chiudere in un angolo l'orso russo", dichiarò all'epoca dei fatti il deputato inglese Graham Watson (ALDE), ricordandosi forse del famoso e vecchio "adagio, non svegliate l'orso russo".. ma a quanto pare l'orso sembra ben deciso ad uscire dal suo letargo..
mercoledì 21 gennaio 2009
L'Europa vista dagli europei
Istituzioni - 08-01-2009 - 09:25
Eurobarometro del 2008, cosa si domandano gli europei..
L'Eurobarometro è lo strumento che permette di realizzare analisi e sondaggi mirati a conoscere le opinioni dei cittadini europei. L'ultimo Eurobarometro è stato effettuato tra ottobre e novembre del 2008 e i primi risultati sono stati pubblicati lo scorso dicembre. In testa alle principali preoccupazioni degli europei sono emerse la crisi economica, l'inflazione e la disoccupazione.
Siamo un popolo di pessimisti? Il 2009 non si prospetta molto positivo. Stando ai dati del sondaggio, un segmento importante della popolazione europea ritiene che la situazione economica e l'impiego peggioreranno nei prossimi dodici mesi. Il 71% degli intervistati è particolarmente pessimista riguardo alla situazione economica mondiale. Tuttavia il 33% considera la situazione economica europea più rassicurante rispetto a quella nazionale (29%) o globale (20%). Il malessere economico si è fatto sentire in quasi tutti i paesi d'Europa. Dal Portogallo all'Irlanda, le conseguenze della crisi economica e i crescenti livelli di disoccupazione hanno contribuito a creare un clima d'incertezza generale. La Slovacchia, che ha da poco adottato l'euro, è l'unico paese in cui la fiducia nell'economia nazionale è aumentata rispetto all'autunno del 2007. Per la prima volta è stato chiesto agli europei di esprimersi sulla loro situazione economica personale. In generale, gli europei si sono mostrati piuttosto positivi riguardo allo stato delle loro finanze. Soprattutto nei paesi del nord Europa dove si è registrato un tasso di soddisfazione molto elevato (92% degli olandesi si considera molto soddisfatto). Non si può dire lo stesso dei paesi del sud e dell'est europeo, in cui si sono registrate opinioni piuttosto negative.Per quanto riguarda poi le aspettative di vita in generale, gli svedesi e i danesi detengono il primato dell'ottimismo (rispettivamente con il 32% e il 27%). Un autunno da dimenticare L'autunno 2008 si è distinto per essere stata la stagione della congiuntura economica: l'aumento dei prezzi, l'inflazione e la disoccupazione hanno creato non poco allarme nei cittadini europei.La disoccupazione è stata in cima alle preoccupazioni degli spagnoli (45%), seguiti dai portoghesi (43%) e dagli svedesi (38%). Il problema dell'immigrazione invece tocca il 48% dei maltesi e rappresenta il terzo grande problema per il Regno Unito (23%). Proprio in Gran Bretagna la criminalità e la crisi finanziaria sono state al top delle preoccupazioni degli inglesi in quest'ultimo trimestre. Europa si, Europa no Appartenere o aderire all'Unione europea è considerato da oltre la metà dei cittadini europei (53%) come una cosa positiva. Solo il 15% degli europei non è molto entusiasta di farne parte ma queste cifre sono solo indicative poiché variano molto di paese in paese. Alla domanda se il loro paese abbia tratto profitto dall'Unione europea, il 56% ha risposto positivamente mentre il 31%, circa un terzo degli intervistati, non ha rilevato nessun beneficio nel fatto di appartenere alla "comunità" degli europei. Gli irlandesi, gli estoni, gli slovacchi, i danesi e gli olandesi hanno espresso largamente la loro fiducia nell'Unione europea (più dei tre quarti della popolazione) e ritengono che farne parte sia un beneficio per il loro paese. Le prossime elezioni del Parlamento europeo forniranno un importante indicatore delle politiche che i cittadini europei vorrebbero vedere attuate per far fronte alla recessione economica alla quale tutti i paesi, europei e non, si stanno confrontando.
Istituzioni - 08-01-2009 - 09:25
Eurobarometro del 2008, cosa si domandano gli europei..
L'Eurobarometro è lo strumento che permette di realizzare analisi e sondaggi mirati a conoscere le opinioni dei cittadini europei. L'ultimo Eurobarometro è stato effettuato tra ottobre e novembre del 2008 e i primi risultati sono stati pubblicati lo scorso dicembre. In testa alle principali preoccupazioni degli europei sono emerse la crisi economica, l'inflazione e la disoccupazione.
Siamo un popolo di pessimisti? Il 2009 non si prospetta molto positivo. Stando ai dati del sondaggio, un segmento importante della popolazione europea ritiene che la situazione economica e l'impiego peggioreranno nei prossimi dodici mesi. Il 71% degli intervistati è particolarmente pessimista riguardo alla situazione economica mondiale. Tuttavia il 33% considera la situazione economica europea più rassicurante rispetto a quella nazionale (29%) o globale (20%). Il malessere economico si è fatto sentire in quasi tutti i paesi d'Europa. Dal Portogallo all'Irlanda, le conseguenze della crisi economica e i crescenti livelli di disoccupazione hanno contribuito a creare un clima d'incertezza generale. La Slovacchia, che ha da poco adottato l'euro, è l'unico paese in cui la fiducia nell'economia nazionale è aumentata rispetto all'autunno del 2007. Per la prima volta è stato chiesto agli europei di esprimersi sulla loro situazione economica personale. In generale, gli europei si sono mostrati piuttosto positivi riguardo allo stato delle loro finanze. Soprattutto nei paesi del nord Europa dove si è registrato un tasso di soddisfazione molto elevato (92% degli olandesi si considera molto soddisfatto). Non si può dire lo stesso dei paesi del sud e dell'est europeo, in cui si sono registrate opinioni piuttosto negative.Per quanto riguarda poi le aspettative di vita in generale, gli svedesi e i danesi detengono il primato dell'ottimismo (rispettivamente con il 32% e il 27%). Un autunno da dimenticare L'autunno 2008 si è distinto per essere stata la stagione della congiuntura economica: l'aumento dei prezzi, l'inflazione e la disoccupazione hanno creato non poco allarme nei cittadini europei.La disoccupazione è stata in cima alle preoccupazioni degli spagnoli (45%), seguiti dai portoghesi (43%) e dagli svedesi (38%). Il problema dell'immigrazione invece tocca il 48% dei maltesi e rappresenta il terzo grande problema per il Regno Unito (23%). Proprio in Gran Bretagna la criminalità e la crisi finanziaria sono state al top delle preoccupazioni degli inglesi in quest'ultimo trimestre. Europa si, Europa no Appartenere o aderire all'Unione europea è considerato da oltre la metà dei cittadini europei (53%) come una cosa positiva. Solo il 15% degli europei non è molto entusiasta di farne parte ma queste cifre sono solo indicative poiché variano molto di paese in paese. Alla domanda se il loro paese abbia tratto profitto dall'Unione europea, il 56% ha risposto positivamente mentre il 31%, circa un terzo degli intervistati, non ha rilevato nessun beneficio nel fatto di appartenere alla "comunità" degli europei. Gli irlandesi, gli estoni, gli slovacchi, i danesi e gli olandesi hanno espresso largamente la loro fiducia nell'Unione europea (più dei tre quarti della popolazione) e ritengono che farne parte sia un beneficio per il loro paese. Le prossime elezioni del Parlamento europeo forniranno un importante indicatore delle politiche che i cittadini europei vorrebbero vedere attuate per far fronte alla recessione economica alla quale tutti i paesi, europei e non, si stanno confrontando.
Prima sessione plenaria del 2009: cosa si è fatto?
Istituzioni - 19-01-2009 - 17:03
I lavori parlamentari del 2009 si sono aperti con una dichiarazione del presidente Hans-Gert Pöttering sul conflitto di Gaza. Un appello all'immediata cessazione del fuoco. La prima sessione plenaria dell'anno ha visto gli eurodeputati cercare una soluzione alla crisi del gas tra Russia e Ucraina, legiferare sull'utilizzazione di pesticidi nocivi e celebrare i 10 anni dell'euro.
Dinanzi all'Aula il primo ministro Ceco, Mirek Topolánek, ha presentato i propositi dei sei mesi di presidenza ceca al consiglio: "il nostro motto sarà un europa senza barriere, ma con regole chiare"; l'economia, l'energia e la Carta dell'Unione saranno le nostre priorità.
Istituzioni - 19-01-2009 - 17:03
I lavori parlamentari del 2009 si sono aperti con una dichiarazione del presidente Hans-Gert Pöttering sul conflitto di Gaza. Un appello all'immediata cessazione del fuoco. La prima sessione plenaria dell'anno ha visto gli eurodeputati cercare una soluzione alla crisi del gas tra Russia e Ucraina, legiferare sull'utilizzazione di pesticidi nocivi e celebrare i 10 anni dell'euro.
Dinanzi all'Aula il primo ministro Ceco, Mirek Topolánek, ha presentato i propositi dei sei mesi di presidenza ceca al consiglio: "il nostro motto sarà un europa senza barriere, ma con regole chiare"; l'economia, l'energia e la Carta dell'Unione saranno le nostre priorità.
lunedì 12 gennaio 2009
Relativamente al sondaggio pubblicato oggi dal Sole 24 ore , sull’indice di gradimento di Sindaci, Presidenti di Provincia e Regione, giova ricordare che nel sondaggio relativo all’ultimo anno di presidenza di Riccardo Ventre ( Governance Poll 2004) lo stesso occupava il 2° posto assoluto in Italia( medesimo istituto di rilevazione) e 1° tra tutti gli amministratori , degli enti locali, dell’allora Casa delle Libertà, ed ancora che nel corso dello stesso mandato, l’Ente Provincia di Caserta, ottenne il premio che il Ministro della funzione pubblica conferiva annualmente alla migliore Amministrazione.
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